Ape Bedda – Cucina siciliana di strada

Impossibile immaginare un festival dello street food in Italia senza pensare alla cucina siciliana. Tiziana e Basilio, gli ideatori del progetto Ape Bedda – Cucina siciliana di strada, un divertente apecar vintage su cui hanno allestito una cucina per preparare le loro specialità, sono tra le realtà gastronomiche itineranti più rappresentative di questa regione, conosciuta in tutto il mondo come la patria dello street food italiano. Ecco cosa ci hanno raccontato in questa intervista.

Ape BeddaTu speaker radiofonico, tua moglie Tiziana un architetto… che cosa vi ha spinto a cambiare vita?

Nel 2011, dopo 36 anni di radio – racconta Basilio – mi sono ritrovato senza lavoro a causa della crisi che ha colpito il settore pubblicitario. Avevo 57 anni e dopo le esperienze fatto in teatro, altra mia passione, non me la sentivo di tornare a lavorare in una radio commerciale. Una mattina, mentre io ero occupato nella stesura del mio libro RADIOLIBERA: AlDiLàDelVetro e in sottofondo girava la canzone C’è solo la strada di Giorgio Gaber e il suo verso “la strada è l’unica salvezza”, ci siamo imbattuti per caso nella fotografia di un apecar a Londra. È stato in quel momento che, guardando quella foto, abbiamo deciso di cambiare vita.

Perché avete scelto di proporre specialità della cucina siciliana?

Vivo a Milano ma sono nato ad Acquedolci, in provincia di Messina – continua Basilio, passando da un accento del nord a un bellissimo dialetto siculo – e nel ricominciare la mia vita sono voluto ripartire dalle origini. Anche nella scelta del nome e in tutta la comunicazione non abbiamo voluto utilizzare inglesismi ma abbiamo optato per un nome italianissimo: “Ape Bedda – Cucina siciliana di strada”. All’inizio volevamo proporre l’arancina – rigorosamente al femminile – ma era già proposta da altri a Milano, quindi abbiamo deciso di iniziare con il Pane Cunzatu e siamo stati il primo food truck a proporlo.

Pane Cunzatu

Uno dei piatti più tradizionali della cucina siciliana…

Anticamente si chiamava “Pane della disgrazia”: è pane fatto in casa e condito con olio, origano e colatura di alici. È una ricetta che unisce i frutti del mare con quelli della terra, che con gli anni si è evoluta ma che noi proponiamo nella versione originale, utilizzando la farina di Tumminia, un grano antico della nostra regione.

Non solo Cunzatu, il vostro pane è anche “Cuntatu”?

È il Pane Cunzatu e Cuntatu di Basiluzzu. Un’altra tradizione cui sono molto legato è quella dei cunti siciliani: racconti popolari che noi proponiamo, in italiano e in dialetto, su un cartoncino con cui accompagniamo il nostro pane, fedeli al motto “cu mancia e leggi crisci, cu nun mancia e non leggi sparisci”. E, se il tempo a disposizione lo permette, sono io stesso a declamare il testo scritto sui cartoncini mentre servo il pane!

Tiziana e Basilio

Farcite il vostro pane in tantissimi modi, sempre con ingredienti di altissima qualità, prodotti in Sicilia e spesso presidio Slow Food. C’è una ricetta cui siete particolarmente affezionati?

Oltre a essere una appassionante avventura, Ape Bedda è innanzitutto una bellissima storia di amore. Tra le nostre ricette ce ne è una che si chiama Scopello, dal luogo in cui ho chiesto a Tiziana di sposarmi, proprio mentre stava assaggiando il primo Pane Cunzatu della sua vita. È questa la ricetta cui sono maggiormente legato.

 

E Scopello è uno dei piatti che Tiziana e Basiluzzu proporranno ad Aspettando Eatinero, a Gambara, il 19 e il 20 marzo 2016.

 

Francesca Caligaris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *